Ammutinamento del Bounty Tratto da The Island di George Byron
Lord Byron scrive nel 1823, pochi mesi prima di morire a Missolungi in Grecia, questo poema in quattro canti, Istand, che racconta l’epopea del Bounty. Il ribelle Christian, il Capitano Bligh, il marinaio Torquil e la sua amante indigena Nehua, gli scenari intatti della Polinesia, il contrasto tra i civilizzati e fuggitivi disertori inglesi e i regni tradizionali delle lontanissime isole dove tutto cresce senza lavoro, sono una suggestione formidabile che permette a Byron di immaginare i disertori del Bounty come reincarnazioni degli eroi occidentali, gli Achille Omerici, e di immaginare l’incontro tra questi eroi Occidentali e le Veneri polinesiane. Il tutto in un regno di natura che permette una vita solitaria ma ricca delle vere ricchezze del mondo: le luci, l’infinita trasformazione della scena del mare, la vegetazione che è protezione e cibo, i fiori che sbocciano con la stessa naturalezza degli amplessi tra indigene e marinai. Il sogno di questo eden ritrovato, sospeso tra rocce, precipizi, abissi, che sono il ritratto interiore dei suoi eroi, si infrange all’arrivo della punizione dell’occidente, sotto forma di navi che verranno a cercare i ribelli. La morte eroica di Christian, e la fuga miracolosa di Torquil e Nehua sigillano in maniera limpida e struggente questo poemetto che somiglia a una lunga ballata, in cui si riassume il sogno di una generazione di poeti, l’istinto a una libertà che ancora ci parla da quelle rive.
|